Ci ascoltano, ci supportano nelle attività lavorative, ci semplificano la quotidianità facendoci risparmiare tempo, talvolta sono nostre confidenti. Ma sanno barare, mentire, inventare risposte fantasiose pur di non ammettere i loro limiti e sanno adulare e chiedere scusa per ripetere diabolicamente gli stessi consigli.

Come per ogni novità che possa essere utile e di supporto, ho voluto testare e approfondire, negli ultimi due mesi, alcune AI a pagamento. Ora, mentre sto scrivendo, sto cercando di soffocare una risata al pensiero dei miei ultimi due giorni di sclero proprio a causa di due nuovi amici che promettevano di essere davvero indispensabili e preparatissimi e, invece, scava scava, hanno dimostrato di poter attingere qua e là a molte informazioni, in tempi rapidissimi, ma senza avere la capacità di scegliere sempre adeguatamente le fonti.

Ho intitolato questo articolo “per i comuni mortali”, perchè in un post sui social di un paio settimane fa mi è stato fatto notare che la capacità di una AI di risolvere e fornire supporto adeguato dipende da quale sia la AI, da quanto si paghi per usarla e dalle nostre di capacità di saper chiedere. Quindi, posso esprimermi solo su ciò che conosco, e parzialmente, come gran parte degli usufruttori di queste app.

Per esempio, ChatGpt ha creato per me questa immagine per l’articolo. Lo dichiaro è 100 per 100 AI, fatta in circa due minuti. Non sono una grafica nè un’illustratrice e a colpo d’occhio mi sembra perfetta per corredare questo articolo e, sinceramente, non avrei saputo fare di meglio, anzi. Ma forse è in quel “a colpo d’occhio” che si annida il vero problema.

In questi giorni sono alle prese con questo mio sito. Negli anni ho creato blog, li ho gestiti, ho scritto molti articoli ma ho sempre volutamente preso le distanze da WordPress. Ebbene, ora, invece, con l’insistenza dei miei due nuovi collaboratori, AI, mi sono convinta che fosse la scelta migliore. Non credo lo sia. Ma sto imparando molto sulle AI. Soprattutto che spesso con molta facilità creano un problema e poi non sono in grado di risolverlo ma non lo ammettono e incominciano a inventare soluzioni fantasiose.

E ora vi chiedo: avete mai provato a chiedere a una AI di scrivere qualcosa? Chi non è del mestiere forse potrebbe anche pensare che, a colpo d’occhio, siano in grado di scrivere una trama incredibile con uno stile interessante e un’ottima grammatica. Ma, cosa ho scritto poco sopra? Il problema sta proprio in quel giudizio iniziale e superficiale da non esperti. Se li metti alla prova, i miei due collaboratori, non solo dimostrano di non saperne poi così tanto, ma sono in grado di scrivere frasi o concetti senza senso bellamente confezionati. E di ripetere i concetti con fiocchettature diverse. Se poi vogliamo testarli su un lavoro più lungo come un racconto, allora vediamo che tendono a stufarsi in breve dopo l’iniziale entusiasmo esagerato e tendono a riassumere, stringere. Eh, ma dipende dai prompt che gli dai, sento già qualcuno che lo pensa. Ma no, sai, non sono d’accordo. Non c’è modo di ricreare la scrittura umana, non ancora, almeno. Di certo non con le AI di poche centinaia di euro all’anno.

Cosa ne pensate? Se volete delle prove, ve le mostrerò prossimamente in un altro post. Con esempi concreti. Per ora, vi dico solo: se siate aspiranti autori, state alla larga dalle AI. O, almeno, non usatele per scrivere al posto vostro perchè c’è chi vi becca. E no, non è una AI.

Ah, il sito alla fine me lo sono dovuta gestire da sola, studiandomi i passaggi che nè Cloude nè ChatGpt sapevano risolvere, dopo aver creato il problema, ed era una cavolata, col senno di poi.

Alla prossima!

Irene


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